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domenica 12 ottobre 2014

IL GIOVEDI UNIVERSITARIO DELLO STUDENTE FUORISEDE

Diario della domenica
(lo studente universitario)

IL GIOVEDI UNIVERSITARIO DELLO STUDENTE FUORISEDE  

 
Più che confusa, ho la mente stronza....perché mi tornano in mente di continuo cose stronze, dettagli improvvisi, episodi incomprensibili...
Tipo quella volta, era l'inverno del 1998, che di colpo ci mettemmo tutti ad ascoltare un gruppo francese, e ci riempimmo la casa di cd, perché si diceva fossero i migliori di tutti, i migliori di sempre.... ma chi erano? che musica facevano? e perché dopo pochi mesi sono spariti? non lo so, non mi ricordo....

Mi ricordo però che poco dopo, era già primavera, vennero a suonare in Italia, a Firenze, e fummo tutti obbligati ad andare al concerto...
E ovviamente suonavano di GIOVEDI, nel famigerato GIOVEDI UNIVERSITARIO, che non ho mai capito perché ci fosse il GIOVEDI UNIVERSITARIO e non, che so, il VENERDI UNIVERSITARIO, e ad ogni modo di GIOVEDI eravamo tutti costretti ad uscire, noi fuorisede, i fuorisede fighetti in discoteca e noi fuorisede alternativi nei locali alternativi dove, appunto, suonavano gruppi come questo qua francese...
  
E quella sera c'era un gran casino e la birra faceva schifo...s'era rotto lo spinatore, dicevano...e come tutte le sere, da settimane, spuntava sempre fuori S., la fricchettoncella che faceva Storia del Cinema e che mi telefonava di continuo, e quella sera aveva la gonna di velluto ed era meno fricchettoncella ma sempre carina carina e io pensai sì, ora basta telefonate e ammiccamenti, stasera la riaccompagno a casa e poi....e a metà concerto l'amico S.R. litigò furiosamente con l'ex fidanzata E.P. e mi disse basta me ne vado e io lo seguii fino alla sua Renault 5 per convincerlo a rimanere, ma lui montò in macchina e col motore già acceso disse no davvero, quella stronza mi ha rovinato la vita, e alla fine mi fece vedere una scatola di antibiotico Zimox che prendeva per il mal di denti....e se ne andò....e una volta tornato dentro, al cesso, becco la cara amica L.T., che amavo in segreto da un anno, che mi butta le braccia al collo e mi schiocca dal nulla un bacio a stampo....e resto stordito fino alla fine del concerto, e perdo tutti e non ritrovo più nessuno e alla fine torno a casa a piedi in compagnia di G.B., 1,90 per 120 chili, che usciva con noi dopo aver mollato il Conservatorio e Comunione e Liberazione e che da mesi si era dato all'alcolismo più disperato...
Nell'ordine mi chiedo: G.B., che dall'estate in poi tutti perdemmo di vista, si è mai più ripreso? l'amico S.R. che cazzo di fine ha fatto, che non sta nemmeno su Facebook? e lo Zimox che cazzo c'entrava? e la cara amica L.T., perché mi diede quel bacio e poi più nulla? avrebbe senso, oggi, quindici anni dopo, scriverle su fb e chiederle spiegazioni? e perché la fricchettoncella S. non mi ha più chiamato, io non l'ho più chiamata e poi, soprattutto, non s'è più vista nemmeno all'università? e infine, cosa più importante, perché NESSUNO ha avuto mai il coraggio di dire che quel gruppo francese faceva letteralmente cagare????

domenica 5 ottobre 2014

LESTINI CERCA CASA

Diario della domenica
(lo studente universitario)

LESTINI CERCA CASA
Agosto 1995. Estate del diploma. Trasferimento a Firenze imminente. Ora di rimboccarsi le maniche e cercare casa.
Visto che a quei tempi Internet non esisteva e visto lo scarso successo di due o tre telefonate ad amici di amici di genitori, parenti e conoscenti, l'unico sistema è quello di scegliere un giorno a caso, prendere il treno la mattina all'alba e andare a Firenze a cercare casa direttamente in loco.
Scelgo una data simbolica: 1 settembre, che per me, in barba agli equinozi, ha sempre rappresentato la fine dell'estate e l'avvento dell'autunno. Una settimana prima, per una pura combinazione di eventi, risento una mia ex con la quale era finita ingloriosamente tempo prima. Tra una chiacchiera e l'altra si decide che: 1) ci rivedremo due sere dopo alla festa de l'Unità di Perugia; 2) visto che una sua cara amica ha vissuto a Firenze due anni, si farà dare un paio di dritte su come e dove cercare informazioni per appartamenti e stanze in affitto.
Due sere dopo ci vediamo.
Le preziose informazioni reperite dalla mia ex presso la cara amica Lara consistono in un minuscolo foglietto con su scritto: 'Bacheca Università Piazza Brunelleschi/ La Pulce'.
E' poco, praticamente un cazzo, ma meglio che niente....
Il 1 settembre, come da copione, Lestini prende il treno da Passignano sul Trasimeno alle ore 6,34. Destinazione: Firenze Santa Maria Novella, all'epoca città completamente ignota al giovane Lestini. In tasca solo il ridicolo foglietto consegnatomi dalla mia ex. A Santa Maria Novella, appena sceso dal treno, faccio colazione e compro una mappa dettagliatissima della città. Mi ricordo di aver detto proprio così all'edicolante: 'Mi dia la più dettagliata che ha...'.
Prendo il ridicolo foglietto e parto dalla prima indicazione: 'Piazza Brunelleschi'. Sulla mappa trovo la piazza al volo. E' vicinissima alla stazione e ci arrivo in un attimo. Mi esalto per il mio spettacolare senso d'orientamento: standing ovation per il giovane Lestini!
L'amica Lara è stata essenziale ma, pare, efficacissima. La bacheca di quella che di lì a un mese e mezzo diventerà la mia Università è un oceano di fogli e annunci d'ogni ordine e grado. Praticamente in un'ora segno nella mia agenda qualcosa come 30 annunci di altrettante papabili stanze in affitto. Per ognuna controllo la via e la segno con una 'x' sulla mia mappa. Poi vado al Tabacchi e compro una scheda telefonica da 10mila lire (nemmeno i cellulari, all'epoca, esistevano ancora). Sistemo gli annunci papabili in ordine di priorità, facendo una media tra prezzo e vicinanza al centro e all'Università. Alla fine ho una classifica d'interesse ferrea e infallibile. Mi esalto per il mio micidiale razionalismo organizzativo: seconda standing ovation per il giovane Lestini!
Entro in cabina telefonica con una certezza: su 30 annunci, qualcosa di buono, uscirà senz'altro.
Telefonata 1: stanza singola via S. Egidio, 280mila lire al mese. Merda, la stanza è già stata affittata. E quel 'merda' di disappunto si ripeterà per altre 15 volte, visto che ben 16 delle 30 stanze papabili erano già state assegnate. Delle restanti 14, 6 non rispondono a tentativi ripetuti.
Ne restano 8. Di cui 2 praticamente a Sesto Fiorentino. Quindi facciamo 6. Una di queste 6 è meravigliosa: singola in via Calzaiuoli a sole 330mila lire....ma bisogna lasciare UN MILIONE E TRECENTOVENTIMILA LIRE di cauzione all'istante....praticamente, o mi prostituisco seduta stante oppure posso dire addio alla casa. Non essendo ancora pronto - a soli 18 anni - alla strada torbida della prostituzione, lascio perdere la casa. Un'altra è una singola in Borgo Pinti a 400mila lire....si può fare....ma non accettano fumatori. Un'altra ancora è una singola in via XX Settembre a 350mila lire, ma accettano solo studenti a settimana corta.
In sostanza: è mezzogiorno e mezzo, ho passato OLTRE DUE ORE in cabina telefonica, e su trenta annunci ho rimediato la miseria di 4 appuntamenti. 'Ohhhh' di sconforto per il giovane Lestini.
Appuntamento numero 1: il posto letto non è in doppia come indicato dall'annuncio, ma in tripla. Nel senso che assieme al mio ipotetico futuro compagno di stanza, dovrò dividerla con il suo cane, un cucciolo di cane (ma che, specifica con orgoglio l'ipotetico futuro compagno di stanza, 'crescerà TANTISSIMO') che per tutto il tempo in cui visito casa mi segue annusandomi insistentemente il culo. Casa scartata.
Appuntamento numero 2: mentre visito la casa l'unico inquilino presente mi dice 'ci sono dei lavoretti da fare'. E' stato sincero: infatti mentre mi fa vedere la dispensa della cucina si staccano due ante, schiantandosi al suolo. Poi quando chiedo, vedendo la caldaia a terra interamente smontata, 'anche quella va riparata?', lui serafico risponde: 'ma no....d'inverno non fa così freddo....mica siamo a Milano!'. Casa scartata.
Appuntamento numero 3: nella casa ci abita solo un 40enne dalle cui ascelle si spande un fetore nauseabondo, tipo camion di letame tamponato da un furgone di pesce marcio. Casa scartata.
Appuntamento numero 4: la stanza consiste in una cella francescana 2x2, all'interno di una casa in cui vive un'intera famiglia......'posso lavarti anche le lenzuola', sottolinea baldanzosa la padrona di casa. Casa scartata.
Sono le tre del pomeriggio. Il giovane Lestini è digiuno e ha esaurito tutte le cartucce a disposizione. Secondo 'uhhhh' di sconforto.
Poi, illuminazione. Il foglietto minuscolo dell'amica della mia ex recava una seconda indicazione: 'La Pulce'. Sarà - penso - un'altra sede universitaria, una nuova bacheca piena zeppa di annunci. Riprendo la mappa e nell'ordine cerco:
- via la Pulce
- piazza la Pulce
- largo la Pulce
- viale la Pulce
Niente da fare. Non esiste. O almeno, la mappa non la segnala. C'è solo, in culo al mondo, una 'via Pulci'. Magari la mia ex ha sbagliato a scrivere. Mi faccio allora 35 minuti a piedi e raggiungo via Pulci: ma lì c'è il deserto.
Torno indietro, in centro. E prendo a maledire l'edicolante che mi ha venduto una mappa del cazzo, dove non c'è né via la Pulce, né piazza la Pulce, né largo la Pulce, né viale la Pulce.
Inizio a chiedere come un ossesso a tutti i passanti del centro.
- Scusi, via la Pulce?-
- Mai sentita - .
Un copione che si ripete almeno QUARANTA VOLTE. Ma possibile che NESSUN FIORENTINO sappia dell'esistenza di questo posto???
Nel frattempo sono le sei e mezzo di sera. Alle otto ho l'ultimo treno. Stremato, sconfitto e depresso, mi accascio su una panchina, proprio dietro a un'edicola. Rassegnato al fatto che non troverò mai casa e farò l'Università dormendo sotto i ponti, mi volto lentamente. Alle mie spalle c'è il cartello PIU' ENORME DI TUTTA FIRENZE.
A caratteri cubitali c'è scritto:
CERCHI CASA?? COMPRA 'LA PULCE' - LUNEDì, MERCOLEDì E VENERDì IN EDICOLA
E in quel momento, tutte le voci della mia coscienza si levarono in coro unanime per gridarmi all'unisono: 'Giovane Lestini......sei un pirlaaaaaaaaaaa!!!!!!'.



domenica 28 settembre 2014

LA MAGA E L'INSEMINATORE

Diario della Domenica

LA MAGA E L'INSEMINATORE 

ATTENZIONE! COMUNICAZIONE DI SERVIZIO!! Da domani, lunedì 29 settembre, il blog avrà una veste nuova e nuove rubriche settimanali. 
Questa è l'ULTIMA PUNTATA del Diario della Domenica. Da domenica prossima una nuova versione delle mie sventure esistenziali!! 


Tempo fa aficionados, in questo stesso intimissimo&disperatissimo spazio domenicale, vi narrai d'una suprema figura di merda fatta dal sottoscritto lestoscrivente in età giovanile anzicheno. 
Oggi, per l'ultima puntata del Diario della Domenica vecchia versione, ritorno sull'argomento FdM (Figure Di Merda), però spostando lo spettro cronologico. 
Se infatti avevo parlato di sFdM (Suprema Figura di Merda), oggi vi conterò della iFdM (Imperdonabile Figura di Merda), Imperdonabile perché fatta in età molto adulta, senza alibi né scusanti per la leggerezza e l'incoscienza giovanili. 

Dunque, primavera 2010, sottoscritto lestoscrivente abbondantemente trentatrenne. 
Gita a Verona, sottoscritto lestoscrivente abbondantemente nella veste di professore accompagnatore. 
Splendida gita, pomeriggio passato tra una mostra di impressionisti e l'immancabile balcone di Giulietta, rientro in albergo costeggiando l'Arena, poi cena. 
Per il dopocena si vaga un po' a caso e senza alcuna idea precisa sul da farsi, in una Verona nebbiosa e deserta. 
Alla fine ci infiliamo in un localaccio del centro dove c'è un terrificante e pericolosissimo karaoke (nonché una pericolosissima e terrificante comitiva tedesca). 
I professori, cioè il sottoscritto lestoscrivente e altre tre colleghe, vengono ovviamente incitati a esibirsi nel karaoke. Ci provano, ci proviamo: i risultati sono osceni e imbarazzanti. Ma non è questa la Figura di Merda. 
Il sottoscritto lestoscrivente, proprio per sfuggire a ulteriori figure di merda e sottrarsi al karaoke, pensa bene di approfittare di un momento di distrazione generale della combriccola studentesca per sgusciare fuori dal locale e fumarsi un paio di sigarette nella nebbia veronese. 

Errore tragico e fatale. 

Fuori dal localaccio non c'è nessuno, fatta eccezione per una tizia di circa cinquant'anni, palesemente ubriaca marcia, che parla e straparla (in francese) con un tipo dallo strano cappello, ubriaco pure lui, che non pare starla molto a sentire. Anzi, il tipo sembra prossimo al collasso, mentre lei imperterrita continua a parlare a macchinetta. 
A un certo punto la tizia inizia a fissarmi. Sempre più insistentemente. 
E' inquietante. Talmente inquietante che spengo la sigaretta prima del tempo e decido di rientrare. Meglio gli studenti che mi incitano al karaoke piuttosto che una pazza dagli occhi omicidi. 
Ma proprio mentre sto per rientrare la tizia mi blocca, puntandomi contro l'indice ed esclamando: 
"Tu! Sei un artista, vero?"
Seguono dieci minuti di dialogo surreale, dove io cerco di spiegarle che sì, più o meno sono un artista, scrivo, e con lei che mi invita a scrivere senza troppi pensieri il libro che ho in testa, e mentre me lo dice mima il rumore dei fogli che escono dalla stampante. 
"Sarà un successo", conclude, riferendosi ovviamente al libro. 
Lei non sbaglia mai, dice. Del resto, aggiunge, è una maga, la Maga Jo, puntualizza. 

La Maga Jo allora passa a dimostrarmi alcune sue proprietà mistiche e divinatorie, ciancicando cose confuse sul mio passato. 
Io sono così stordito che quasi mi sembra abbia ragione, e non oppongo resistenza nemmeno quando mi costringe a segnare il suo numero di telefono sotto il nome di Maga Jo. 
Quando ho finito di segnare il numero, lei dice: "poi mi chiamerai e mi dirai se ho ragione... sarà maschio..."
"Sarà maschio?", chiedo io sempre più confuso. 
"Sì, maschio, gli vedo il PISTOLINO", dice la maga Jo mimando con le dita un minuscolo pisello. 
Ora è chiaro. Mi sta dicendo che avrò un figlio e sarà maschio. 
"Conta cinque mesi da oggi", aggiunge, "e sarà maschio, vedo il pistolino... "
Conto cinque mesi: aprile, maggio, giugno, luglio... agosto. 
Secondo la Maga Jo ad agosto saprò di diventare padre. 
"Be' mi piacerebbe", dico io, "ma mi pare un po' difficile... per diventare padre ci vuole pure una donna... che so, una compagna... sono pure single... "
La Maga Jo a quel punto si alza, con gli occhi colimi di compassione e comprensione. 
Mi abbraccia. 
Mi batte affettuosamente sulle spalle pacche di incoraggiamento, schiacciandomi la faccia sul suo petto. 

"Non ti preoccupare", mi dice tenendomi stretto, "TU SEI UN INSEMINATORE". 

E proprio mentre sta dicendo SEI UN INSEMINATORE, ecco che la porta del locale si apre, ed escono i miei studenti. 
Che mi vedono lì, abbracciato a una cinquantenne forse francese, sbronza e sedicente maga che mi dà dell'INSEMINATORE... 

E vai così... 
Vai... Figure di Merda tutta la vita....

A presto,
IL LESTO

Nelle precedenti puntate de Il Diario della Domenica: 

Il mistero della stazione fantasma
 
 
Chi sono le donne che vanno da sole in spiaggia a settembre  

Cosa succede in un bar fiorentino gestito da un maniaco sessuale
 

L'incontro più imbarazzante fatto dal sottoscritto lestoscrivente
 

La figura di merda più assoluta della vita del sottoscritto lestoscrivente
 

Come la polizia ferroviaria perseguita il sottoscritto lestoscrivente
 

Perché gli sms hanno sempre un porno contenuto nascosto

domenica 21 settembre 2014

IL MISTERO DELLA STAZIONE FANTASMA

Diario della domenica

IL MISTERO DELLA STAZIONE FANTASMA   


Oggi aficionados, vi racconterò una delle più grandi OSSESSIONI della mia esistenza. 
Una di quelle cose che, da anni, mi tiene sveglio la notte. 
Tenetevi forte, che sto per farvi una rivelazione CLAMOROSA: anche in Italia esiste una sorta di AREA 51, un luogo misterioso e segreto dove PER FORZA accade qualcosa di molto, ma molto strano. 
Ebbene, questo luogo si trova a pochi chilometri di Arezzo, per la precisione alla stazione della località chiamata INDICATORE. 
Ho scritto stazione... ma in realtà, questa stazione, pur essendoci, NON ESISTE. 
Ma procediamo con ordine e cerchiamo di spiegarvi tutto per bene, e dal principio... 


 
Una delle cose più poetiche esistenti al mondo è la stazione di Indicatore, a un tiro di schioppo da Arezzo. La stazione si trova sulle linee Firenze - Foligno e Firenze - Roma, ed ha una caratteristica assolutamente unica e speciale: non ci si ferma mai nessun treno.
Facendo un rapido calcolo, posso tranquillamente affermare di aver passato circa

un terzo della mia vita in treno, e in assoluto la tratta che ho percorso di più è proprio la Firenze - Foligno, quella che transita per Indicatore. La percorro da sedici anni con una certa frequenza, ogni volta che da Firenze torno dai miei. Ma anche prima, ai tempi del liceo, per andare a scuola dovevo prendere un regionale della stessa linea. Insomma, più o meno ventun anni di linea Firenze - Foligno.
Ogni giorno transitano in quella linea 14 regionali, e altrettanti ne passano sulla Firenze - Roma. Ci sono quindi, ogni giorno, qualcosa come 28 treni regionali che passano per Indicatore, ma nessuno ci si ferma.
Di per sé non sarebbe una grande notizia, anche perché, su quelle stesse linee, ci sono altre stazioncine dove nessuno di quei 28 regionali ha mai avuto intenzione di fermarsi: la stazione di Bucine e quella di Laterina, per esempio. Eppure, c'è una differenza sostanziale. Contrariamente alle non-fermate di Bucine e di Laterina, la non-fermata di Indicatore è sempre dichiarata. Nei tabelloni degli orari è espressamente riportata, per VENTOTTO VOLTE, la scritta NON FERMA A INDICATORE. Non solo. Fino alla fine degli anni novanta lo sottolineavano SEMPRE anche gli annunci degli altoparlanti: dopo l'elenco di tutte le fermate che avrebbe fatto il treno in partenza, lo speaker concludeva dicendo NON FERMA A INDICATORE. Non esiste nessuna scritta, nei tabelloni, che dica, ad esempio, 'non ferma a Bucine', né io ho mai sentito uno speaker dire 'non ferma a Laterina'.
NON FERMA A INDICATORE invece lo dicono e lo scrivono tutti, da sempre.
C'è dell'altro, c'è di più. A Bucine e a Laterina non ferma nessuno di questi 28 regionali, ma fermano altri treni, trenini locali apposta per pendolari che percorrono tratte brevissime. Orbene, nemmeno questi trenini fermano ad Indicatore, neanche uno. E anche in questo caso, tutti i tabelloni specificano che il treno NON FERMA A INDICATORE.
Ma perché?
Perché tutto questo?
Perché esiste questa stazione dove nessun treno si ferma né si fermerà mai?
Perché, nonostante già all'inizio degli anni '90 nessun treno ci si fermasse, hanno comunque ristrutturato la stazione, dotandola dei nuovi cartelli, quelli blu con i bordi bianchi rifrangenti?
E soprattutto, perché se non ci si ferma nessun treno occorre specificarlo ogni volta?
In sostanza: cosa succede veramente a Indicatore? A quale scopo esiste questa stazione? Cosa accadrebbe se una volta, una volta soltanto, un treno si fermasse a Indicatore?
Nemmeno mio padre, capostazione, ha mai saputo rispondermi.
Tuttavia, se qualcuno di voi ne conoscesse il motivo, vi prego davvero di non rivelarmelo mai. Questa non stazione, che esiste in virtù della sua inesistenza, non solo è uno dei pochi punti fermi della mia vita, ma è anche uno dei misteri più assurdi e incredibili dell'universi. Mi piacerebbe che restasse tale, in eterno. Così, proprio come la poesia pura. 

Riflettete e poi fatemi sapere cosa ne pensate... 
Alla prossima, 
IL LESTO

Nelle precedenti puntate de Il Diario della Domenica: 

 

domenica 14 settembre 2014

LE PROPRIETÀ EROTICHE DELLA NUTELLA

Diario della domenica

LE PROPRIETÀ EROTICHE DELLA NUTELLA

Buona domenica a tutti voi, cari aficionados. In questo spazio così intimo e privato che il sottoscritto lestoscrivente è solito ritagliarsi nel giorno del signore, lontano dal casino dei vari e rumorosi inquilini del lestobunker, stavolta vi parlerò delle indubbie qualità di quel devastante composto chimico di nocciola cioccolatosa stranoto a tutti noi e comunemente denominato Nutella. 

Questa roba qua, la Nutella appunto, ha più o meno rovinato la vita a tutti quanti noi, visto che tra le svariate caratteristiche possiamo annoverare tra le principali: 
è BUONISSIMA e fa MALISSIMO
è CHIARAMENTE UNA DROGA PESANTE (al pari del crack, per intenderci... )
con un cucchiaino da caffè ci trasforma in ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA
CONSOLA e NON PERDONA
crea DIPENDENZE IRREVERSIBILI
NON esistono CENTRI DI DISINTOSSICAZIONE
fa spuntare BRUFOLI dove non batte mai il sole



Ma è di ben altra qualità contenuta in questa cioccolata del demonio che oggi voglio parlarvi: la Nutella è anche e ovviamente un POTENTISSIMO AFRODISIACO con PROPRIETA' EROTICHE INIMMAGINABILI E IRREFRENABILI. 
Non sto parlando, brutti maiali che non siete altro, di quel che in questo momento state tutti pensando (la suddetta Nutella spalmata dove non osano le aquile e via dicendo), ma proprio dell'azione chimica di sregolamento dei sensi erotici che la Nutella provoca negli esseri umani non solo al consumo, ma anche alla semplice vista. 

E non volendo fare, specie di domenica, una lezione scientifica, vi racconterò com'è consuetudine di questa rubrica un episodio di vita vissuta del sottoscritto lestoscrivente che dimostra quanto appena detto. 

Primavera 2004, o 2005, o giù di lì. 
La sera prima avevo recitato a Ravenna, ed avevo dormito in albergo. 
La mattina, per essere a Firenze a un'ora decente, presi il treno molto presto. Solo che appena sceso a Bologna per il cambio, un'amara sorpresa: incidente sulla linea ferroviaria Milano-Roma, traffico in tilt, tutti i treni per Firenze in ritardo indefinito. All'ufficio informazioni di Trenitalia, alla domanda se il loro concetto di indefinito fosse più vicino all'ora e mezzo o ai sei giorni, mi risposero: "circa 180 minuti per ripristinare il normale traffico sulla linea". Ok, 180 minuti, 3 ore. Aspettare alla stazione, angosciante. Tanto vale fare l'ennesimo giro per la bella Bologna, portici e poi collasso d'ordinanza sugli scalini di Piazza Maggiore. 


Erano quasi le dieci e considerato che avevo lasciato l'albergo di Ravenna in fretta e furia, senza nemmeno mangiare, iniziai ad avvertire una certa fame. Preso il lungo viale che dalla stazione centrale porta dritto in Piazza Maggiore però, nessuno dei bar incrociati risultava di mio gradimento. Così, abbandonai la via principale per le sconosciute viuzze laterali alla destra dei portici. E in una di queste viuzze finalmente un bar che mi ispirava: piccolo, umano, insegna piacevole. 

Dall'esterno, appunto, carino. Niente di più. Una volta dentro, santiddio, letteralmente il PARADISO. Si trattava di un bar interamente gestito da donne BOLOGNESI, con personale composto esclusivamente da ragazze BOLOGNESI....con tutto quel che ne consegue. Ma soprattutto, al centro del bancone, le NUTELLOSE. Si chiamavano proprio così, NUTELLOSE, una trentina di paste spaccate in due riempite di chili di Nutella debordante e straripante, il cui peso specifico superava di gran lunga il resto della pasta. 

E insomma c'erano queste due padrone del bar BOLOGNESI, assolutamente BOLOGNESI, e queste due cameriere altrettanto BOLOGNESI, tragicamente BOLOGNESI...e tutte e quattro parlavano BOLOGNESE e tutte e quattro avevano una scollatura molto BOLOGNESE....e io che mangiavo la NUTELLOSA, che per darmela una delle quattro BOLOGNESI si era protesa in avanti....e c'erano altri clienti che mangiavano le NUTELLOSE, e ogni volta che veniva chiesta una NUTELLOSA, una delle quattro BOLOGNESI si protendeva in avanti e ovviamente parlava BOLOGNESE....ed era tutto un casino di Nutella e di Bologna e di pensieri che non si possono scrivere....e in conclusione sì, quella fu L'UNICA VOLTA che misi in seria discussione la mia decisione dell'agosto 1995, quando per l'Università, tra Bologna e Firenze, scelsi Firenze....

Alla prossima,
IL LESTO

contattateci scrivendo a:
lestiniriccardo@gmail.com

Nelle prcedenti puntate de Il Diario della Domenica, abbiamo raccontato:



domenica 7 settembre 2014

LE DONNE CHE VANNO DA SOLE IN SPIAGGIA

Diario della domenica

LE DONNE CHE VANNO DA SOLE IN SPIAGGIA


C'è poco da fare aficionados, le spiagge sono più belle a settembre. 
Fa più freddo, le giornate sono più corte, ma le spiagge sono più belle. 
Così oggi, nel solito spazio domenicale, vi racconto proprio questo, delle spiagge a settembre, e di cosa, scrutando e guardando il mondo ha da sempre attirato la mia attenzione. 

Succede soprattutto in prima estate, a tarda primavera o a settembre se l’autunno è particolarmente generoso. Adriatico o tirreno, le puoi trovare ovunque. Non molte, ma ci sono. 
E sono immediatamente riconoscibili. Hanno tra i trenta e i quarantacinque anni, quasi sempre sono molto belle e hanno una straordinaria padronanza del loro corpo, lo capisci subito da come si muovono. 
A volte prendono un lettino e un ombrellone giornalieri che pagano al bagnino con pezzi da cinquanta, più spesso preferiscono le spiagge libere o l’estremo bagnasciuga, dove adagiano teli sofisticati multicolore, che di solito riproducono motivi orientali o fantasie anni sessanta/settanta. 
Hanno parei sfrangiati, occhiali da sole che a volte non tolgono nemmeno quando si stendono, fumano molto e non salutano mai nessuno, come se venissero da un paese relativamente lontano alla spiaggia, come lo facessero apposta di venire proprio lì, dove non conoscono nessuno.


Qualche anno fa, ho passato diversi fine settimana lunghi e solitari ad Albinia, vicino Grosseto, in una casa a due passi dal mare che un amico generoso e speciale mi metteva a disposizione per scrivere in assoluta tranquillità. Nella spiaggia sotto la casa, dove andavo a passeggiare e dove quasi sempre mi fermavo al baretto a mangiare o a bere un caffè, la domenica c’era lei. Sempre. 
Mai saputo come si chiamasse, più o meno quarant’anni portati benissimo, la pelle scura di lampade e ripetuti passaggi invernali in montagna, i capelli castani e vaporosi. 
Ma soprattutto, gli occhi. Tutta la sua solitudine era in quegli occhi nocciola, accesi e arresi, duri, immensi e vagamente inquietanti. Ho passato molte ore di molte domeniche ad osservarla da lontano. 
C’era in lei, come in tutte le altre donne che vanno da sole in spiaggia, una sorta di quiete immobile, un’incrollabile pacificazione, una strana serenità quasi tibetana. Lei, come le altre, rimaneva lì, stoica, sotto il sole, senza cedere, senza sbuffare, senza accennare la benché minima insofferenza all’esercito di uomini che, puntualmente e ogni domenica, cercava di abbordarla. La scusa di solito era una sigaretta. 

Li vedevo da lontano, i pretendenti. 
A volte stavano in posizione d’attesa anche quindici, venti minuti, cambiando impercettibilmente posizione per guadagnarne una più propizia al loro scopo. Poi, appena lei si accendeva una sigaretta, partivano con passo rapido che si sforzava di restare indifferente. 
Credo che anche lei se ne accorgesse, di queste lunghe attese. Ma faceva finta di nulla e non li metteva in alcun modo in imbarazzo. Gli uomini che abbordano una donna che va sola in spiaggia le chiedono sempre da accendere, e il teatrino di Albinia non faceva eccezione. 

“Scusa, avresti mica da accendere?”. Non c’è niente da fare: anche se m’intristiscono, questi momenti convenzionali mi fanno lo stesso impazzire. 
È incredibile: “scusa, hai da accendere?”, che in realtà significa “scusa, ti ho vista qui sola, sei bellissima, vorrei provare ad attaccare bottone e poi magari invitarti a cena e, soprattutto, venire a letto con te”. 
E lei lo sa che c’è tutto questo dietro quello “scusa, hai da accendere”, ma fa finta di niente. E anche loro, gli uomini, sanno che lei sa, sanno che sono stati preceduti e che saranno seguiti da altre decine di maschi che hanno detto e diranno la stessa identica cosa, ma anche loro fanno finta di niente. 
E allora la conversazione va avanti così, nel solco di sottotesti che più codificati non si può. Lei non li manda mai via, ma nemmeno risponde, se non con un cenno appena percettibile del capo, che vuol dire qualcosa tipo “sì, ho da accendere, però sono qui a prendere il sole e non a farmi rimorchiare, anche se, insomma, lo so che non si sa mai, ma qualcosa di più originale da dire non lo trova nessuno? Esiste un uomo che possa ancora sorprendermi?”. 
E anche qui, via di convenzioni: lei sa, mentre afferra l’accendino dentro la borsa da spiaggia, che loro sanno cosa intendeva con quel breve cenno di capo, e loro allora si predispongono a una situazione non facile, con pochi spiragli, ma che comunque vale la pena tentare, perché lei è sola e perché è davvero bella.
Così si accendono la sigaretta con la massima lentezza possibile, per prolungare il tempo dell’unica giustificazione al loro essere lì accanto a lei. 
E poi, riconsegnando l’accendino, dicono qualcosa tipo: “Bello il mare oggi, vero?”, una frase che vuol dire “è un peccato starsene soli in una giornata come questa”, ma vorrebbe far intendere anche “hai visto come sono sensibile, come apprezzo la natura, davanti a te c’è un uomo sensibile, non il solito vitellone da spiaggia tutto pisello”. 
Di nuovo lei non risponde, se non con un “eh sì” appena udibile. 

Lei riuscivo a vederla da lontano: nel dirlo a malapena apriva la bocca. E qui i sottotesti iniziano ad allontanarsi, a prendere strade diverse. 
Ad esempio loro non capiscono che lei alla storia del mare e dell’uomo sensibile non abboccherà mai, che non ci abboccava già ai tempi delle medie. Ma non importa, vanno avanti, e quasi sempre, a questo punto, cercano goffamente di entrare in intimità e farla sentire speciale. 
Dicono cose tipo “mi piacciono le donne indipendenti”, che ovviamente vuol dire “mi piaci tu, che sei così indipendente da venirtene da sola in spiaggia”. 
Ma non solo: sottintende anche una sorta di subdolo suggerimento di un futuro possibile, come a dire “se tra noi funziona, ti lascerò sempre libera di fare quel che vuoi”. 
Ed è questo, proprio questo, il sottotesto più vile, più meschino e più falso di tutti. Perché lei, soprattutto lei, sa benissimo che tra tutte le frasi trite che le dicono, questa è la più circostanziata, la più fasulla, detta solo ad uso e consumo di una scopata possibile. 
Lei sa (lo sanno anche loro, ma non lo ammetteranno nemmeno sotto tortura) che non è affatto vero. Che se tra di loro dovesse disgraziatamente funzionare qualcosa, tempo un mese scarso e le proibiranno categoricamente di venirsene in spiaggia da sola. Che addirittura, forse, qualcuno di loro è pure fidanzato, sposato, e non permetterebbe mai alla sua donna di venirsene in spiaggia da sola e anzi, se sta provando ad abbordare lei è proprio perché è una tipa che viene sola in spiaggia, una facile, una che ci sta sicuro. Una con cui, scopata a parte, non ci starebbe mai. 

Questa codificata danza di corteggiamento ha una durata variabile, ma quasi mai superiore ai trenta minuti. In questi trenta minuti circa loro hanno parlato, inanellando una puttanata dopo l’altra, lei ha risposto a cenni e monosillabi, garbata e impassibile. E alla fine loro salutano e se ne vanno.

Io lei, ad Albinia, non l’avvicinai mai. Forse le avrei detto le stesse cose, forse anch’io dopo averle chiesto d’accendere le avrei detto di amare le donne indipendenti. Fatto sta che non le rivolsi mai parola. 
La osservai soltanto, una domenica dopo l’altra, sopportare quegli abbordaggi sempre uguali senza battere ciglio. 
Fino al giorno in cui al bar, a due tavolini di distanza da me, andò da lei un uomo. Le chiese da accendere e lei rispose con un lieve cenno di capo. Lui allora le disse quanto fosse bello il mare quel giorno e lei annuì spalancando appena la bocca. Poi lui la buttò sulle considerazioni personali, fino a dirle quanto gli piacessero le donne indipendenti. E lei stavolta, per la prima volta, rispose togliendosi gli occhiali da sole e mostrando quegli occhi solitari e omicidi, sorridendo pure e, nel sorridere, svelando quelle rughe d’espressioni che nascondono chilometri di sottotesti d’assenso. E alla fine, scaduta la mezzora di prassi, accettò l’invito a cena di quell’uomo e andò via con lui. 

Quell’uomo non era più bello, né più brutto, né più originale degli altri. È che la solitudine a volte sfianca le gambe, anche ai solitari. 
E bisogna pur sopravvivere, in un modo o nell’altro.

domenica 31 agosto 2014

IL BAR DEL MANIACO SESSUALE

Diario della Domenica

IL BAR DEL MANIACO SESSUALE

Di domenica mattina, in agosto, trovare un bar aperto in città può essere davvero difficile. Così a volte, aficionados cari, ti trovi costretto ad andare a far colazione nei peggiori buchi dell'universo, che poi sono sempre gli unici che trovi aperti.

C'è un bar a Firenze, in via **** (censura), zona **** (altra censura), chiamato bar **** (ulteriore censura), che sta aperto sempre, tutto l'anno, domeniche d'agosto incluse.
Ebbene, anche se fosse l'ultimo bar della terra, ho giurato a me stesso di NON METTERCI MAI PIÙ PIEDE.
Il proprietario è un pericolosissimo maniaco sessuale che a qualsiasi ora del giorno intrattiene i clienti (non importa se uomini o donne, giovani o anziani, bambini o infanti) con discussioni a sfondo brutalmente erotico dalle tinte surreali e grottesche.
E oggi, approfittando della solita pausa domenicale in cui vi racconto gli episodi più assurdi e imbarazzanti della mia esistenza, voglio riportarvi la discussione cui assistetti l'ultima volta che misi piede là dentro, circa un paio d'anni fa.

E' metà pomeriggio, è inverno, fa freddo e ho una lunga serie di commissioni da sbrigare qua e là per il centro.
Solo che ho sonno. Maledettamente sonno. Bisogno assoluto e urgente di caffè.
Il sonno è così forte e rincoglionente che ancora una volta commetto l'errore fatale: entro in QUEL maledetto bar.
E assisto a questa accesissima discussione. 

Il seguente dialogo avviene - mentre io sorseggio impietrito e incredulo il mio caffè - tra il suddetto maniaco sessuale e un anziano signore che parla uno strano dialetto ciociaro-garganico.



ANZIANO - Ma è 'o vero? 

MANIACO - Tu vedrai...se l'hanno detto a i' telegiornale....

ANZIANO - Ma ie non gapische...ma perghé chiste uomme se facette la protesi? 
MANIACO - Eh...perché...perché gl'aveva i' cazzo piccino!
ANZIANO - Ehhhh....mo uno che tien il dringolo (il dringolo?? io ho capito così...ndr) piccolo se va a fasse la protesi? E la moglie nun lo sapette? 
MANIACO - Dio bono, lo sapeva sì...glie l'ha fatta fare lei...tu vedrai, e un godeva...
ANZIANO - Glie la facette fare la moglie?? Prima glie la facette fare e poi chiedette il divorzio??
MANIACO - Eh sì...perché con la protesi un gli si rizzava più...
ANZIANO - Eh....lo dico sempre ie! (lo dice sempre?? è un argomento quotidiano questo qua? ndr) Meglio un cazzettino piccillo che sta sù che un pisellone che nun se potette usà! (forse è un proverbio molisano, ndr)
MANIACO - Ahahahahahahahah!!!
ANZIANO - Il cazzo è un dono di Die! Die te l'ha dato, e oggi non sapessimo più accontentarci dei doni di Die...e Die s'ancazza e ce punisce! Allora, a esso, gli sta proprio bene! 
(silenzio; il maniaco prende fiato, e mentre pago si avvia al finale trionfale)
MANIACO - Vero! Viva le fave naturali!!!!

Ogni commento è superfluo... 
Alla prossima aficionados!!

IL LESTO 

per contattarci, scrivici a: 
lestiniriccardo@gmail.com

Nelle puntate precedenti del "Diario della domenica" abbiamo raccontato: 

L'incontro più imbarazzante fatto dal sottoscritto lestoscrivente

La figura di merda più assoluta della vita del sottoscritto lestoscrivente

Come la polizia ferroviaria perseguita il sottoscritto lestoscrivente

Perché gli sms hanno sempre un porno contenuto nascosto 

domenica 24 agosto 2014

MA CHI CAZZO È QUESTA QUA? (incontri imbarazzanti)

Diario della Domenica

MA CHI CAZZO È QUESTA QUA? 
(incontri imbarazzanti)

Di sicuro, aficionados cari, esistono cose peggiori nella vita. Eppure personalmente, una delle cose che mi mettono più in difficoltà in assoluto sono gli incontri imbarazzanti, laddove per incontri imbarazzanti si intendono quegli incontri in cui vieni abbordato da qualcuno che evidentemente ti conosce e ti riconosce, mentre tu non hai la più pallida idea di chi sia, né dove e come e perché lo/la hai conosciuto/a.
Allora oggi, profittando della consueta pausa domenicale in cui m'abbandono a raccontarvi gli episodi più sconcertanti della mia esistenza, vi narrerò quanto successe due anni or sono, in piazza Sant'Ambrogio, a Firenze.

Piazza Sant'Ambrogio, crocevia fiorentino di gioie e dolori, noie e palpitazioni. E incontri. Soprattutto incontri. 

E' una sera come tante, e come tante altre sere sono lì. E' inverno e fa freddo. E io sono
uscito come ultimamente spesso capita con un'intera comitiva di non fumatori. Così loro restano dentro, al caldo del locale, tranquilli e pacificati nei loro soprabiti abbandonati sulle spalliere delle sedie. Mentre io, irrecuperabile nicotomane di vecchia data, fremo in un via vai incessante dentro-fuori dal locale per avvelenarmi beatamente i polmoni con una Lucky Strike dietro l'altra. Perché, santiddio, senza Lucky Strike la birra non è birra. 
Insomma sono lì, al freddo spietato di primo inverno alle dieci di sera, solo con la mia Lucky stretta tra le dita tremanti e gelate. Poche altre persone nella piazza. Ovviamente fumano tutti. A pochi metri da me c'è un capannello di gente. Tra loro una tizia, più o meno - sembra - mia coetanea, che a intervalli mi lancia occhiate sempre più lunghe e insistenti. Non è rimasta folgorata dalla mia discutibile bellezza, non è proprio quel genere di occhiate: i suoi sguardi sono, inequivocabilmente, dubbiosi, interrogativi, indagatori, come una ricerca metodica di progressiva messa a fuoco. Che cazzo vuole questa qui?, mi viene da pensare mentre me ne sto lì, gelato, a disagio, lievemente spaesato. La Lucky è solo a metà e non posso nemmeno tornare dentro: in questi tempi di crisi, ci manca solo che mi metta a buttare via sigarette a metà. 
Ecco che la tizia sferra l'occhiata decisiva, fissa, interminabile, inquietante. Gli occhi le brillano come quelli di chi ha finalmente capito qualcosa su cui stava rimunginando da tempo. E mi viene incontro, sorridendo a bocca spalancata, mi viene incontro a braccia protese. Felicissima. Sconsideratamente felice. Come chi ha riconosciuto un carissimo vecchio amico che, a giudicare dall'entusiasmo, non vede da anni e anni. C'è solo un problema: io non ho la più pallida idea di chi cazzo sia sta tizia qua. Nei dieci secondi che separano il suo venirmi incontro dall'abbraccio grottesco e inevitabile, cerco disperatamente di metterla a fuoco, sforzandomi di trovare in lei un dettaglio, un frammento che riaccenda la mia memoria. Ma niente. Buio totale. 
"Ciaooooooo", grida lei con affetto e sicurezza disarmanti. 
"Ciao...", faccio io incerto, tragico, soffocato da un abbraccio che non capisco. 
"Da quanto tempo!!!", squilla a voce sempre più alta sempre più alta ed entusiasta. E aggiunge: "Quindi stai ancora a Firenze!!". 
Oh cazzo, penso io. Quindi questa mi conosce davvero, sa che non sono fiorentino, sa che nel corso degli anni sarei potuto benissimo tornare in Umbria. E mi conosce bene, a giudicare dalla confidenza estrema con cui non si stacca dall'abbraccio. Perché non mi ricordo niente di niente??
"E che fai adesso???", chiede ancora, smaniosa, curiosa. 
"Bè, adesso...insegno...", faccio io, con imbarazzo sempre più evidente. Possibile che non se accorga?
"Ma dai....ma non passi più al CPA???"
Tombola. Adesso sono veramente sconcertato. Se c'è una cosa di cui mi sono sempre vantato è la mia memoria infallibile. Il CPA è stato casa mia per anni, anni di cui mi ricordo ogni singolo dettaglio. Possibile che mi sia dimenticato in modo così assoluto di una persona che mi conosceva così bene???
"A volte...quando capita...", balbetto io. Poi però decido che non ci sto, e passo al contrattacco. Comincio io a fare le domande, nella speranza che le sue risposte mi accendano i neuroni in preda all'arteriosclerosi. 
"E tu invece? Come stai? Che combini?", chiedo vago ma allo stesso tempo preciso. 
"Lavoro sempre al solito negozio di ortopedia....non mi sono spostata di un millimetro, due palle..."
Aiuto....negozio di ortopedia??? No, non è possibile. Io non ho MAI conosciuto una tizia che lavora in un negozio di ortopedia!!
"Ti trovo bene, comunque...", abbozzo in netta difficoltà. 
"Anche te, stai benissimo...senti, ora devo andare...."
Evvai. Ha pronunciato le parole magiche. In questi casi "ora devo andare" ha un suono più dolce di un "ti amo". Certo, mi lascerà in eredità una notte insonne a cercare di ricordare chi fosse, nonché una mattina di delirio ad angosciarmi per la mia vecchiaia imminente. Ma almeno mi toglierà da quest'imbarazzo atroce e insostenibile. 
"Passa una sera di queste al CPA", dice salutandomi, "Così ci beviamo una birra con calma..."
"Senz'altro", faccio io più falso di un Rolex cinese. "Ciao, a presto", concludo. 
E lei andandosene: "Ciao, LAPO!". 
Lapo? Lapo????Lapo??????
Niente da dire. Sempre sorprendente Sant'Ambrogio. Che capolavori st'incontri qua....


Alla prossima, aficionados!

IL LESTO

Per contattarci, chiederci qualsiasi cosa e pestarci a sangue, potete scriverci a: 
lestiniriccardo@gmail.com

Nelle precedenti puntate de Diario della domenica vi abbiamo raccontato: 

La più colossale figura di merda della vita del sottoscritto lestoscrivente

Perché la Polizia Ferroviaria perseguita il sottoscritto lestoscrivente da oltre vent'anni

Perché gli SMS hanno sempre un porno contenuto nascosto


domenica 10 agosto 2014

LA SUPREMA FIGURA DI MERDA

Diario della Domenica

LA SUPREMA FIGURA DI MERDA

Aficionados cari,
è di nuovo domenica ed è di nuovo il tempo di questo spazio, dove in totale solitudine mi abbandono a raccontarvi i più nascosti e turbati anfratti della mia mente e della mia esistenza.
Oggi si parla, prosaicamente, di figure di merda. E le figure di merda, si sa, le facciamo tutti, quotidianamente e incessantemente.
Solo che quotidianamente e incessantemente facciamo le cosiddette Figure di Merda Normali (FdMN), quelle che va bene, le fai, ma non hanno conseguenze nel mondo e, soprattutto, non destabilizzano la tua psiche. Poi capita, una tantum, di fare Grandi Figure di Merda (GfdM), quelle serie, quelle per intenderci che poi ci pensi parecchio, che ti fanno far fatica pure ad addormentarti dalla vergogna.
Ma poi ci sono, o meglio c'è, la Suprema Figura di Merda (SfdM), quella che capita una volta nella vita, talmente gigantesca che vorresti sotterrarti, sparire, ucciderti. Quella, in definitiva, che ti fa vergognare anche a distanza di anni, quella che anche a distanza di anni ti fa venir voglia di sparire dal mondo.
Orbene, aficionados amati, quel che segue è il tragico racconto della mia Suprema Figura di Merda.

Facevo l'università, all'epoca.
E ai tempi dell'università andavo forte. Fortissimo. Nel senso che macinavo esami alla velocità della luce e pure con ottimi risultati.
Ma non solo. La cosa meravigliosa era che a ogni esame ci arrivavo tranquillo, senza ansie, senza patemi. Appena un po' di brivido adrenalinico nell'attimo prima di mettermi seduto davanti agli esaminatori e poi niente, via tranquillo e sereno.


Fu con questo stato d'animo scanzonato che arrivai all'Università anche quella lontana mattina del giugno 1998, la mattina del mio esame di Lingua e Letteratura Francese.
Era un esame grosso, impegnativo e per me molto importante, visto che avevo deciso di laurearmi su un argomento francese. L'esame consisteva in due parti: una linguistica, di lettura, comprensione, analisi e commento di un testo letterario (in francese) e una letteraria, sulla storia della letteratura francese in generale (in italiano). 

Ero il sesto della lista. L'esame si svolgeva in una stanzina chiusa del dipartimento di lingue neolatine in Piazza Brunelleschi, Università degli Studi di Firenze, facoltà di Lettere e Filosofia. Ero in forma, quel giorno. Talmente in forma che alla mia solita tranquillità si sommava un'incredibile e immotivata allegria, tale da spingermi a sparare stronzate a raffica e a scherzare con chiunque mi capitasse a tiro. 


Poi arrivò il mio turno. Feci per entrare, ma il professore mi bloccò sulla porta.
E mi disse: - Lestini le dispiace se faccio una piccola pausa? Solo cinque minuti, il tempo di prendere un caffè... -. 

- Certo, faccia pure... -, risposi io. 


Mi disse di accomodarmi e sparì con altra gente verso il bar. Io mi misi a sedere nella stanza vuota, davanti alla cattedra.
La porta dello stanzino, intanto, era rimasta aperta.
E in quell'istante, successe uno di quei miracoli che capitano SOLO all'Università. Alla Facoltà di Lettere, per la precisione.
Entrarono, TUTTE IN UNA VOLTA, SETTE RAGAZZE....UNA PIU' BELLA DELL'ALTRA, ognuna con i loro bei vestiti estivi addosso. 

Una di loro, con voce candida, mi chiese: - Senti, ti scoccia se assistiamo all'esame? -.
Ovviamente io rispondo un colossale MA CEEEEERTOOOOOO, così convinto ed entusiasta che mi avranno sentito anche all'Università di Pisa. 

E, LA PIU' BELLA FRA LE SETTE, si siede accanto a me. Proprio accanto a me. Anzi, molto più che accanto. Si siede nella sedia che, letteralmente, è attaccata alla mia. Tombola, è il mio giorno fortunato, penso. 
Aveva un vestitino verde con le spalline, corto, svolazzante, fatale, omicida, due gambe lunghe e micidiali che mi sento male solo a ripensarci e gli occhi nerissimi, mortai. 
Per farla breve, dopo tre secondi ero già innamorato. 


Allora succede.
Succede che fondamentalmente vado MOLTO OLTRE la mia proverbiale calma da esame.
Succede che, praticamente, MI DIMENTICO CHE DI LI' A CINQUE MINUTI DEVO SOSTENERE UN ESAME IMPORTANTISSIMO. 

Comincio a scherzare (con tutte e sette) e a provarci spudoratamente (con la mia incantevole vicina di sedia). 
Sparo stronzate, dico a gran voce che non so nulla, che non ho studiato niente, che il mio esame durerà tre minuti esatti....più altre cazzate in ordine sparso. Loro ridono. E più ridono, più io prendo sicurezza. Così, sfrontato e ventunenne, passo all'attacco. 


Smetto di scherzare con tutte e mi concentro sull'angelo che mi siede vicino. 

"Guarda che non so niente davvero...", le dico. (lei sorride: buon segno, penso....una donna che sorride sono 10 punti a mio favore). 
"Oggi ho tutto meno che voglia di fare l'esame...." (non sorride, ma ride: bene, mi trova divertente e brillante....altri 20 punti....). 
"Ma quanto ci mette il prof.? Dai su, speriamo si sbrighi, ho fretta di andare al mare..." (sorride ancora....solo che non parla....non dice una parola...benissimo, è timida....). 
"Perché non vieni al mare con me?" (lei sorride ancora e si copre la bocca con la mano per trattenere la risata....timidissima, rossa in volto, la ragazza è mia....me lo sento, ho fatto colpo....). 
"Comunque piacere, Riccardo....". 
E lei finalmente risponde. Con un filo di voce, ma risponde. 
"Giulia....". 
Mi sembra di percepire un leggero accento francese. Ma sicuramente è la mia impressione. Suggestionato dall'esame. E dalla mia passione per le francesi. 


Sto per dirle altro, ma in quel momento rientra il prof. Imbrocco interrotto. Solo rimandato. Finisco l'esame e poi riparto, penso. 

Il prof. mi chiede di prendere il testo. 
È La Cantatrice Calva di Ionesco, ovviamente in francese.

Mi dice la pagina e mi chiede di leggere e tradurre.
Apro il libro e inizio a leggere. Appena inizio a leggere, 'Giulia', la mia amatissima vicina, mi si stringe addosso, sporgendo la testa verso il libro. 

Io penso: amore mio, capisco che sei pazza di me, capisco che sono irresistibile, però dai, pazienta....devo pur sempre dare un esame!!
Ma lei non capisce. E più leggo più lei mi si stringe e si sporge. 
Il prof. interrompe bruscamente la mia lettura. 
Ecco, penso, Giulia mi ha distratto e la tempesta ormonale mi ha fatto sbagliare pronuncia. 
Ma il prof. mi dice: "Lestini scusi, ma dovrebbe mettere il libro in mezzo....così può leggere anche la mia assistente....faccia leggere anche la Dottoressa....se no...". 


E dicendo 'mia assistente' e 'dottoressa' indica chiaramente col dito Giulia, la mia vicina, la mia innamorata. 

Mio dio....mio dio....mio dio.....
E andiamo. 
Vai con la più colossale figura di merda della mia vita. 
Vai con l'esame. 
Vai, Lestini.....


IL LESTO

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